L'industria della moda è stata a lungo la principale dittatrice degli standard di bellezza e, per decenni, l'apice indiscusso di tali standard è stato l'estrema magrezza. L'era "heroin chic" degli anni '90 e l'ossessione per la taglia zero dei primi anni 2000 hanno glorificato un'estetica "pelle e ossa" che ha proiettato un'ombra lunga e pericolosa sulla società. L'anoressia e altri disturbi alimentari venivano spesso minimizzati o implicitamente incoraggiati come rischi del mestiere sulle passerelle, costringendo intere generazioni di donne a combattere contro un'immagine distorta del proprio corpo.
Oggi, la narrazione è visibilmente cambiata. L'ascesa dei social media ha democratizzato la bellezza, offrendo una piattaforma ai movimenti di body positivity e body neutrality. Le grandi case di moda hanno subito un'immensa pressione pubblica per diversificare le loro passerelle, portando all'inclusione di modelle curvy, diverse tipologie fisiche e una più ampia rappresentazione della salute. Leggi in paesi come Francia e Italia richiedono ora certificati medici che attestino un IMC (Indice di Massa Corporea) sano per le modelle, con l'obiettivo di proteggere i giovani talenti dalle diete da fame. La passerella moderna è senza dubbio più diversificata rispetto a vent'anni fa.
Tuttavia, il fantasma dell'ideale ultra-magro non è stato del tutto bandito. Sebbene la promozione esplicita dell'anoressia sia ora universalmente condannata e severamente esaminata, negli ultimi anni è emersa una sottile regressione. Il ritorno della moda Y2K — caratterizzata da jeans a vita bassa e crop top — ha riportato un'eccessiva attenzione sulla pancia piatta. Inoltre, la crescente popolarità di farmaci dimagranti usati off-label tra le celebrità ha scatenato il timore di un ritorno alla cultura del "magro è bello". Il mondo della moda è attualmente intrappolato in un braccio di ferro: celebra l'inclusività sulle copertine delle riviste, ma continua a produrre prevalentemente campionari che si adattano solo a una minima frazione della popolazione.
La visione delle modelle si è evoluta: non sono più considerate semplici appendiabiti, ma sono riconosciute come voci e sostenitrici di cause importanti. Eppure, la lotta contro lo standard "pelle e ossa" è ancora in corso. Il vero progresso non si misurerà con l'occasionale sfilata inclusiva, ma attraverso un cambiamento strutturale e permanente in cui la salute e la diversità rappresentino la norma, non l'eccezione.



